Lambrusco

La storia del Lambrusco: dalle origini ai tempi moderni

Il Lambrusco è un vino rosso fresco e frizzante, versatile e dal modesto tenore alcolico. Il suo successo nacque soprattutto nella seconda metà del secolo scorso.

Dagli anni Sessanta, la produzione crebbe e le esportazioni, trainate dalla richiesta del mercato americano, decretarono il Lambrusco vino rosso italiano più famoso al mondo, tanto che, oltreoceano, si meritò perfino il soprannome di “Coca-Coca italiana”.

Dietro al suo successo si cela una storia lunga secoli. Impossibile risalire al tempo delle prime coltivazioni del vitigno Lambrusco. Di certo si sa che l’origine della parola “lambrusco” richiama d’istinto l’aggettivo “brusco”. Tuttavia, l’interpretazione più diffusa fa risalire la nascita del termine al latino “labrum” (bordo, limite) e “ruscum” (pianta spontanea), a indicare, per l’appunto, che il Lambrusco è una pianta selvatica. Le prime testimonianze del Lambrusco risalgono agli autori dell’età antica. Citazioni della “vitis labrusca” si trovano, per esempio, nella quinta bucolica di Virgilio, così come nel “De agri cultura” di Catone e nella “Naturalis Historia” di Plinio il Vecchio.

La “vite labrusca” compare più tardi con Pietro de’ Crescenzi, scrittore e agronomo bolognese: nel suo trattato di agricoltura, siamo nel 1305, l’autore suggerisce di prendere in considerazione la coltivazione del vitigno a bacca rossa. Via via che trascorsero i secoli, le testimonianze in merito alla coltura della vite e alla produzione del suo vino si infittiscono, segno che la fama del Lambrusco crebbe.

Ma fu solo nel secondo Ottocento che si arrivò a una sistematizzazione esauriente di tutte le varietà di Lambrusco. Il merito spetta a Francesco Agazzotti, nel 1867, distinse fra: il Lambrusco di Sorbara, o della viola, oggi diffuso nei tipi rosso o rosé, secco o amabile; il Lambrusco Salamino di Santa Croce, secco o amabile; il Lambrusco Grasparossa di Castelvetro, secco o amabile. Da queste tre varietà maggiori, diffuse nel Modenese, negli anni successivi si ricaveranno tanti altri tipi di Lambrusco.

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Leggero, sincero e frizzante, le sue bollicine comunicano allegria al primo sorso. Il Lambrusco accompagna i piatti tipici della cucina emiliana, specie quelli più grassi e succulenti, come i lessi, il Cotechino e lo Zampone con le lenticchie. Ma è pure un ottimo compagno di merenda: hai mai provato un bicchiere di Lambrusco con pane e salame? Con il Lambrusco fai sempre centro: bere (con moderazione) per credere.